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“From economy of occupation to economy of genocide” il rapporto scandalo di Francesca Albanese 

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DISARMA LA FINANZIARIA

24-11-2025 11:21

Redazione

Incontri, GUERRA & PACE, riarmo, disarma-la-finanziaria,

DISARMA LA FINANZIARIA

La mobilitazione nazionale contro l’aumento delle spese militari e le politiche di austerità arriva a Porretta Terme il 26 novembre. Al centro della p

La mobilitazione nazionale contro l’aumento delle spese militari e le politiche di austerità arriva a Porretta Terme il 26 novembre. Al centro della protesta c’è la nuova Legge di Bilancio, definita dagli organizzatori “un manifesto di ingiustizia sociale”.

 

Secondo i promotori, dietro la retorica della responsabilità e della crescita si nasconde una scelta politica chiara: aumentare i fondi destinati alla difesa mentre sanità, scuola, welfare e lavoro subiscono un continuo indebolimento. La spesa per il riarmo ha superato i 32 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 20% rispetto alle due precedenti manovre. Nel 2026 arriverà a 32,4 miliardi, segnando una crescita complessiva del 63,8% in dieci anni.

 

A questi numeri si aggiungono i 14,9 miliardi previsti dal fondo europeo SAFE per il triennio 2026-2028, anch’essi destinati agli armamenti. Una voce che, non comparendo nel DdL Bilancio, rischia – secondo gli organizzatori – di tradursi in ulteriori tagli al welfare per mantenere il deficit sotto la soglia del 3% del PIL.

 

La manovra del governo, dal valore complessivo di 18,5 miliardi, genera un deficit di meno di 800 milioni: un impianto considerato tra i più restrittivi della storia repubblicana. Nove miliardi derivano da tagli diretti alla spesa pubblica, mentre non è previsto alcun contributo straordinario da banche e assicurazioni. Al contrario, gli istituti di credito potranno beneficiare di un’aliquota ridotta al 27,5% sugli extraprofitti, nonostante utili bancari oltre i 50 miliardi nel 2024.

 

Alle imprese sono destinati 8 miliardi nel triennio, mentre non è previsto alcun adeguamento dei salari all’inflazione. Crescono invece le imposte indirette, per un totale di quasi 5 miliardi, con la pressione fiscale che nel 2025 sale dal 41,4% al 42,6% del PIL: un aggravio valutato in 50 miliardi di euro, che pesa soprattutto su lavoratori, lavoratrici e pensionati.

La riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% favorisce soprattutto i redditi medio-alti, tra 50.000 e 200.000 euro l’anno. Per i redditi più bassi il beneficio è giudicato marginale, mentre i bonus familiari restano modesti e non progressivi. La quinta rottamazione delle cartelle esattoriali costerà circa 1 miliardo allo Stato, cifra che – denunciano i promotori – sarà compensata con nuovi tagli o aumenti di tasse per i contribuenti in regola.

 

Sul fronte degli investimenti pubblici, la spesa si ferma al 3,4% del PIL, proprio mentre si avvia all’esaurimento la spinta del PNRR. Particolarmente critico il quadro della sanità: la spesa scende al 6,3% del PIL, ben sotto il 7,5% del 2021 e al di sotto della soglia raccomandata dall’OMS. L’aumento previsto non supera il 3%, risultando di fatto un taglio reale.

Infine, la manovra incentiva fiscalmente il ricorso ai fondi pensione privati per i nuovi assunti, un orientamento che secondo gli organizzatori spinge ulteriormente verso la privatizzazione del sistema previdenziale.

 

La campagna nazionale è promossa da Disarma e sostenuta da un ampio fronte di intellettuali, economisti, esponenti del mondo accademico e figure pubbliche, tra cui:
Piergiorgio Ardeni, Pino Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Maria Luisa Boccia, Ginevra Bompiani, Alberto Bradanini, Alberto Burgio, Luigi de Magistris, Roberta De Monticelli, Angelo d’Orsi, Monica Di Sisto, Stefano Fassina, Francesca Fornario, Carlo Galli, Domenico Gallo, Alfonso Maurizio Iacono, Francesco Sylos Labini, Marina Lalatta Costerbosa, Raniero La Valle, Lea Melandri, Luisa Morgantini, Piergiorgio Odifreddi, Moni Ovadia, Giovanni Ricchiuti, Paolo Rossi, Vauro, Alessandro Volpi, Massimo Wertmüller, Alex Zanotelli.

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