
foto di Daniele Ferroni
No il titolo dell'articolo è fuorviante, non voglio parlare di Salvini e dei suoi progetti demenziali. Il Matteo a cui mi riferisco è Matteo Fantuzzi un poeta romagnolo che viveva a Lugo e che ci ha lasciato presto a soli 46 anni.
Matteo era un poeta prestato alla politica, ma che la politica la metteva anche nell'arte dimostrando che le due cose si tengono insieme, e la prima senza la politica è solo un orpello per noiosi salotti e a Matteo i salotti noiosi non piacevano.
Ci siamo conosciuti da attivisti, lui era segretario del PD Bassa Romagna, io allora come oggi in Rifondazione Comunista, ci incontrammo in uno sgabuzzino della sede del PD di Lugo, lo spazio che gli era stato dato. Devo ammettere che all'incontro ero andato con dello scetticismo, poi Matteo mi ha mostrato la sua idea di politica, di come essa debba essere a disposizione delle persone, e ammettendo le storture che vedeva, voleva raddrizzarle, non sopportava l'edonismo che allora aveva iniziato a rovinare anche la politica locale, oggi è la regola, parlava di programmi e di progetti, cose che una volta era lasciato a persone concrete, non agli artisti i quali di solito sono visti come sognatori.
Matteo sapeva ascoltare, quell'incontro doveva durare venti minuti massimo, durò più di due ore ci ritrovammo nelle nostre esperienze, nelle nostre storie, nei percorsi di vita e politici, parlammo di tutto, insomma Matteo senza che me ne arcogessi aveva costruito un ponte con me e con Rifondazione, nella speranza che in futuro si potesse lavorare insieme, sapevamo che nelle condizioni attuali era impossibile, rubando un concetto di Zucchero Fornaciari, giravano e girano troppi tacchini che ti tengono giù piantato a terra, mentre ci vorrebbe qualche gallina, almeno quelle provano a volare.
Sul quel ponte messo su da Matteo ci incontrammo altre volte, scambiavamo qualche chiacchiera provavamo ad immaginare eventuali cambiamenti politici, ci incontrammo anche durante l'alluvione, Lugo era sommersa, io facevo le mie fotografie e lui era con i suoi figli e anche li non rinunciammo a scambiarci qualche visione, provammo a tenere in piedi quel ponte.
Di Matteo ricorderò come riusciva a illustrare concetti quasi rivoluzionari con una calma e pacatezza incredibili, io non ci riesco la passione politica per me è un fuoco. Oggi un poeta ci ha lasciato, ma l'esempio di Matteo non va dimenticato, ma anzi replicato ci voglio più poeti nella nostra società.



