
L'antisionismo consiste nel prendere una posizione critica nei confronti di un movimento politico che, nato verso la fine del XIX secolo, con l'intento di difendere una minoranza, si è progressivamente trasformato in un'entità suprematista, colonizzatrice e ultra-capitalista, come la conosciamo oggi. I sionisti attuali sono fortemente radicati nelle università occidentali, acquistano le nostre armi e collaborano con i nostri enti di ricerca.
Rappresentano un esempio brutale di dominio tecnologico, mettendo alla prova, per conto dell'Occidente, sistemi di videosorveglianza, armi e veicoli militari sull'oppressa popolazione palestinese. Questo è un chiaro attacco alla democrazia, contro cui è necessario mobilitarsi. Le azioni di resistenza vanno dal boicottaggio economico, sostenuto dal movimento BDS da anni, alle manifestazioni e all'azione diretta nei porti e contro le fabbriche italiane, ad esempio Leonardo, complici di questo genocidio.
Oggi, con l'escalation della violenza in Palestina e la crescente militarizzazione della regione, è ancora più urgente alzare la voce contro l'occupazione israeliana e la perpetuazione di un sistema che nega i diritti fondamentali al popolo palestinese. Le immagini di bombardamenti su Gaza, le violenze nelle città e l'espansione continua e illegale delle colonie in Cisgiordania sono quotidianamente riportate dai media globali. Ma non basta una blanda condanna verbale: occorre un'azione concreta. La comunità internazionale deve fermarsi e riflettere su come si schiera nei confronti di un conflitto che non è solo geopolitico, ma un test per i principi di giustizia e diritti umani che dovrebbero essere universali.
L'antisionismo, quindi, non si limita a proteggere il popolo palestinese oppresso, ma mira a combattere un'entità capitalista: si rivolge non contro un'etnia, ma contro una classe dirigente, un potere che non ha un’identità etnica, ma che fomenta strumentalmente divisioni tra i popoli.
L'antisemitismo, invece, è una forma di xenofobia che, se in passato si riferiva al disprezzo verso le etnie semitiche (fenici, arabi, ebrei), ha successivamente assunto la forma di un odio verso gli ebrei. La differenza tra un'ideologia anti-colonialista, anti-sistema e una ideologia xenofoba è cruciale, e mai come oggi è fondamentale ribadire che sostenere i diritti del popolo palestinese non implica in alcun modo essere antisemiti.
L'antisionismo oggi viene, però, spesso confuso con l'antisemitismo con il rischio di creare una pericolosa sovrapposizione. Per antisemitismo si intende quindi la manifestazione di odio, pregiudizio, avversione verso gli ebrei per il solo fatto di essere tali. Una forma di discriminazione basata sul pregiudizio è pertanto da condannare senza riserve. Attenzione, quindi, a non confondere i due concetti.
Lo stato di Israele si sta però macchiando di un genocidio condannando a morte oltre 60 mila civili, solo da ottobre 2023, con il supporto militare di Europa e Stati Uniti, affamando bambini, distruggendo la cultura e la storia palestinese e condannando all'oblio l'intero popolo arabo che abitava il territorio già dal 637 d.C.
Alla luce dei fatti è necessario condannare, manifestare, esprimere dissenso nei confronti del progetto sionista. Imporsi come ANTISIONISTA è un atto di responsabilità che non può e non deve essere confuso con l'antisemitism. NO a generalizzazioni, no ad atteggiamenti e idee antisemite -- Sì, a prese di posizioni chiare e nette, sì all'antisionismo. Dobbiamo fare rumore, continuare a portare l'attenzione sul tema, boicottare chi sposa il progetto sionista. E' necessario essere consapevoli, senza farci intimidire e rispondere a chi ci dà dell'antisemita, rispedendo le accuse al mittente.
Impariamo ad esempio dalla Catalogna, dove in un straordinario atto di coraggio politico e di fermezza etica, il Parlamento ha approvato una risoluzione a dir poco storica: il riconoscimento ufficiale del sionismo come una forma di razzismo, per la prima volta dal 1991.
Il Parlamento ha imposto lo stop agli appalti pubblici per le aziende legate al regime israeliano e agli insediamenti illegali, rotto i rapporti istituzionali con Israele finché non rispetterà i diritti del popolo palestinese e vietato l’attracco nei porti catalani alle navi coinvolte nel traffico di armi destinate a Tel Aviv. La Catalogna ha espresso sostegno alla causa presso la Corte Internazionale di Giustizia, chiesto allo Stato spagnolo un embargo militare totale e negato la partecipazione israeliana alla Fira de Barcelona in nome delle nuove linee guida etiche.
La Catalogna si è fatta portavoce di giustizia, ora tocca a noi e al resto dell'Europa.



